Come tutto ebbe inizio

4 ottobre 2016 Educational
Pneumatici - storia gomma

Sapete già che quando utilizziamo il termine gomma per riferirci allo pneumatico stiamo usando una specifica figura retorica? Si tratta della metonimia: indichiamo lo pneumatico citando direttamente la materia di cui è fatto.
Oggi sono molti i componenti di questo prodotto, ma per iniziare la nostra storia partiamo dalle origini di questo materiale, talmente indispensabile per la sua nascita da averne prestato addirittura il nome.
La gomma naturale deriva dalla coagulazione di un lattice denso che scaturisce dal tronco dell’albero “Hevea brasiliensis”. Sembra che già Aztechi e Maya la conoscessero e la utilizzassero per diversi scopi, tra cui la realizzazione di palle per giochi rituali chiamati Tlachtli. Portata in Europa, la gomma non trovò gli innumerevoli campi di applicazione che potremmo aspettarci. Gli iniziali prodotti con questo materiale avevano, infatti, il limite di mantenere le caratteristiche elastiche solo a temperatura ambiente: con il caldo tendevano a sciogliersi, col freddo a irrigidirsi.
L’utilizzo della gomma vedrà sbocco industriale solo alla fine dell’Ottocento con la scoperta di un procedimento in grado di stabilizzarne le proprietà: la vulcanizzazione. Dopo una serie di deludenti esperimenti, tra debiti e casualità, fu il tecnico statunitense Charles Goodyear a rivoluzionare l’uso della gomma. Nel 1839, Goodyear lasciò su una stufa una miscela di gomma e zolfo, che prese quasi fuoco e fu gettata nella neve fuori dalla finestra; raffreddata si rivelò un materiale completamente diverso: era diventata una gomma elastica, impermeabile all’acqua, resistente al calore, lavorabile e trasformabile in molti oggetti utili.
La scoperta, non ancora brevettata, suscitò l’interesse di molti industriali, ma non sollevò il suo inventore dalla miseria. Campioni della nuova gomma furono spediti in diversi paesi: uno di questi cadde sotto gli occhi del pioniere inglese della gomma, Thomas Hancock, che notò la presenza di tracce di zolfo e ne brevettò nel 1843 l’effetto vulcanizzante, anticipando Goodyear di poche settimane.
Goodyear morì in povertà con un brevetto di “vulcanizzazione” copiato e con un testamento in cui scriveva “la vita non si può valutare soltanto sulla base dei soldi; non mi rammarico di avere seminato e che altri abbiano raccolto i frutti del mio lavoro. Un uomo deve rammaricarsi soltanto se ha seminato e nessuno raccoglie“.